Camilla – Brani tratti dalle pagina 27 e 28

  Mentre guidava pensava alla rosa, non poteva togliersi dalla mente quella pianta. La mattina era andata a bere una tazza di tè sul terrazzo come faceva spesso, anche d’inverno; iniziare la giornata in mezzo alle sue piante le dava una carica energetica che durava a lungo.
La primavera si avviava verso l’estate e le piante, uscite dal sopore invernale, erano in preda a un frenetico impulso produttivo; lei osservava l’incessante spuntare di nuovi getti che spandevano il fogliame modificandone l’aspetto e seguiva con attenzione il lento sviluppo dei boccioli fino allo sbocciare dei fiori, per godersi pienamente la loro effimera bellezza. La terra cambiava pelle e lei riteneva questo profondo rinnovamento miracoloso e portatore di una specie di virus benefico e contagioso. La potenza rigenerante della natura stimolava la sua immaginazione, le idee sorgevano spontanee come germogli in una esultanza caotica di cui qualche volta erano nate le sue creazioni migliori.
Quella mattina, osservando le sue rose ne aveva trovato una nuova che non poteva essere comparsa, con il suo bel vaso di terracotta, per opera dell’esuberante riproduttività primaverile. Era rimasta a guardare perplessa il ben curato cespuglio di piccole foglie di un verde intenso e opaco, ricoperto da infiorescenze bianche, assai profumate e graziose, domandandosi come fosse finito sul suo terrazzo. Aveva ammesso di essere distratta, ma non al punto di comprare una pianta e in seguito dimenticarsene; no, lei sapeva con esattezza quante rose aveva e di quali specie e quella non l’aveva acquistata, né vista prima. Sul cartellino che pendeva da un ramo si leggeva “Tarrawarra” non aveva mai avuto neppure notizie su una tale specie.
Era stata assalita da una paura repentina, subito giudicata irragionevole e sproporzionata, ci doveva essere una spiegazione sul misterioso comparire della pianta.

…….

   Con il cellulare in mano era tornata sul terrazzo a guardare la rosa, come se fissandola avesse potuto scoprire chi l’aveva portata. Non avrebbe saputo dire in che modo, ma la rosa era collegata alla scomparsa del dipinto, lo sentiva e l’ansia aumentava.

Informazioni su Gladis Alicia Pereyra

Gladis Alicia Pereyra è nata in Argentina da madre italiana e padre argentino, vive e lavora a Roma dal 1973. Ha pubblicato il romanzo “Il cammino e il pellegrino” (Manni 2011). Nello stesso anno, il romanzo è stato finalista al Premio Italia Medievale, promosso dall’Associazione Italia Medievale e medaglia d’Argento del Presidente della Repubblica e nel 2012 al Premio Firenze. Il manoscritto di questo romanzo ha fatto parte della cinquina finalista del Premio Letterario all’inedito Palazzo al Bosco. Nel 2012, un suo racconto “Il suicidio” è stato premiato nel XX Concorso Letterario Internazionale indetto dall’Accademia Letteraria Italo – Australiana Scrittori, A.L.I.A.S. di Melbourne. La sua monografia “Storia e storie della cucina argentina” fa parte del volume “Piante cibo del mondo” a cura di Mimma Pallavicini, pubblicato a settembre 2014, in occasione della XIV Edizione di Murabilia – Murainfiore mostra botanica che si svolge annualmente a Lucca. Scrive articoli e piccoli saggi di storia medievale per la rivista on-line dell’Associazione Culturale Clara Maffei e collabora con il sito dell’Associazione Culturale Italia Medievale. Nel 2015 è uscito il suo nuovo romanzo “I panni del saracino” edito da Piero Manni Editori. E-mail: pereyra.gladis@gmail.com Web: www.gladisaliciapereyra.it
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